RECENSIONI A "CANTI POPOLARI SICILIANI"

RECENSIONE: “CANTI POPOLARI E PROVERBI SICILIANI DI SALVATORE ARONICA” di Luisa Trenta Musso  in “OLTRE IL MURO”, Rivista quadrimestrale di letteratura e teologia degli scrittori di ispirazione cristiana, Direttore Enzo Di Natali, Anno X n. 1/Gennaio - Aprile 2012, pp. 49-50.

 Preziosa è da ritenere la fatica Di Salvatore Aronica nel portare avanti il progetto che ha dato vita al densissimo e corposo volume “Canti popolari e proverbi siciliani”. Un lavoro che merita un suo legittimo posto nell’area delle impegnate ricerche etnografiche di considerevole spessore. Il che ci porta a definirne il genere, che è indubbiamente quello storico o, se si vuole, un affiliato della storia, soprattutto nei termini del paziente raduno di elementi linguistici nell’unità di un testo che fa da mappa a chi voglia compiere un viaggio à rebours

Nel condurre l’operazione di ricerca Salvatore Aronica ha dovuto affrontare problemi specifici, strettamente legati al costume e al linguaggio siciliani. Ma non bastava avere rinvenuto il materiale epocale necessario, bisognava ordinarlo ai fini di un’efficienza semantica che mettesse in luce il suo valore simbolico. Cosa che lo studioso ha effettuato con grande lucidità e impegno.      

L’abilità dello storico, sappiamo, consiste nel sapersi situare tra dato e mito in maniera che l’evento remoto pacifichi con la storia aprendosi a una polivalenza di significati inerenti al tema trattato. Salvatore Aronica ha risposto esaurientemente a tale esigenza disegnando una panoramica che è la somma delle tappe evolutive dell’uomo dentro e oltre il suo luogo e il suo tempo. 

Nella messa a punto della certosina operazione è da sottolineare un altro elemento di grande efficacia per la resa del testo: il rispetto  per il lettore. E, si capisce, anche per il lettore non specialista, quello bisognoso di essere aiutato a entrare, con opportune didascalie, negli incunaboli di un costume che è andato modificandosi, e di essere guidato a capire la funzione dei riferimenti attuali e retroattivi.

Altrettanto minuzioso e responsabile è l’itinerario filologico che lo studioso imbocca per risalire all’origine del canto, del proverbio e del carattere del personaggio in stretto regime di sincerità e di obiettività. In sostanza, se prendiamo in esame i movimenti di approccio, sia nell’area oscura del passato che in quella fin troppo esplicita del presente, troviamo che la parola non è mai improntata a presunzione, bensì costantemente legata alla volontà di una consapevole scoperta storicamente fruibile. La stessa misurata consapevolezza che tiene saldo il rapporto tra scrittura e documento di cui abbiamo una ricca esplicitazione nelle numerose e ben circostanziate fotografie, le quali conferiscono al libro un particolare look formale-semantico.

Tutto il lavoro di Salvatore Aronica è accompagnato da un tenace atto interno cognitivo di storia umana che rende, per lucida intuizione, la vicenda esistenziale in un disegno leggibile (quel disegno e quel ritratto) in cui è verificabile l’ascendenza di determinati individui. Storia di antichi padri e antiche radici, storia di ancestrali travagli e di potenziali crescite. Storia di una vicissitudine dell’anima a farsi canto, poesia, interrogazione.

Fedele al suo progetto, Salvatore Aronica ha attinto a varie fonti d’informazione (in particolare quella orale) evidenziandone i concetti e tenendo nel debito conto le variabili storico-spaziali, intendendo per spazio non soltanto il luogo fisico-geografico, ma altresì la sfera d’azione e il carattere umorale degli individui chiamati in causa.

Le studioso ci offre due repertori di questo patrimonio culturale sfumato di luci e di ombre: i canti e i proverbi, ribalte di genuina sapienza popolare e di un vigore lirico che ha per protagonisti cantori e aedi istintivi. Si evidenzia nella compagine di entrambe le raccolte le perizia dello scrittore di filtrare la forma del materiale reperito con finezza intuitiva senza intaccarne la sostanza.

E in virtù di questo tatto analitico che egli riesce a muoversi con disinvoltura negli anfratti di un’epoca remota senza gravare la pagina con interventi eruditi, ma attenendosi allo stretto regime di sincerità che si è imposto neutralizzando nell’io narrante la compiacenza di sentirsi arbitro dell’assemblaggio storico-ambientale. Egli si assegna soltanto un ruolo di regista scrupoloso e responsabile della messinscena  di copioni, più o meno geniali, rinvenuti nella cultura popolare. 

I proverbi includono fatti della vita quotidiana, avvenimenti e detti che provano l’esistenza di qualità più o meno etiche; espressioni che disvelano costumi e sentimenti, nonché il grado di civiltà del momento storico cui il personaggio appartiene. In questo senso, oltre che in senso letterario, l’indagine acquista prestigio equivalendo al salvataggio di un patrimonio culturale genuino reperito nelle sue peculiarità etniche e cromosomiche, le quali sono da considerare un campione prestigioso dell’esprit humain con tutte le varianti legate all’antica urgenza di quel dire semplice e verace che procede da sentimenti e umori generazionali.

L’interesse con cui lo studioso ha realizzato l’assemblaggio dei canti e dei proverbi popolari riteniamo sia stato mantenuto vivo dal richiamo irresistibile di quelle voci terragne e appassionate dell’anima popolare in cui ferve la parola-lamento o il canto nostalgia, la speranza o l’attesa, una nenia o un grido, la malinconia dei crepuscoli, o i trasalimenti del nascere. Parola primigenia della ventriloqua esistenza. Odissea perenne dell’uomo ingenuo che miticizza la propria esistenza in uno stato di grazia vergine corrispondente a quel valore fantastico originario che, secondo il Vico, è “più accosto” all’atto primo del conato creativo.

Il merito di Salvatore Aronica, ribadiamo, consiste soprattutto nell’essere riuscito a catturare la gamma dei significati interni agli elementi raccolti, sulla base della propria sensibilità o intuizione di ciò che è autentico e utile ad autenticare i valori storico-ambientali che emergono dalla bruma del passato.

Tutto ciò è ampiamente godibile in virtù del gioco abilissimo con il quale lo scrittore effettua la trasposizione sulla pagina di ogni sillaba del popolo – dalla più semplice alla più audace - ovvero quella dell’uomo che prova a narrarsi cantando, amando, fantasticando, pregando.

Salvatore Aronica con questa pregnante raccolta di canti e detti popolari fissa i termini di una strategia comunicativa in cui sia raggiungibile un modo di concreta partecipazione a quel mondo della cultura cosiddetto “separato” ma che ha una sua cifra  fondamentale, sia pure elementare, relativa all’esistenza.

Si crea così una prospettiva di perfetta rispondenza tra il senso apparente della parola scritta e quello più riposto e criptico da cui sortisce un universo che è sempre presente anche quando è memoria.  

Luisa Trenta Musso

 

 
 

 

 

 

 

 

Le tradizioni di Aronica (Fonte “La Sicilia” del 28 Aprile 2011)

RAVANUSA. g.blan) E’ stato presentato «Canti popolari e proverbi siciliani» di Salvatore Aronica. Come riferisce lo stesso autore, questa raccolta di canti antichi e proverbi tipicamente ravanusani nasce dalla volontà di evitare che si possano cancellare del tutto i costumi e le consuetudini del passato. Essa, pertanto, costituisce un bagaglio culturale da trasmettere alle nuove generazioni, in gran parte emigrate al Nord per motivi di studio o di lavoro, affinchè possano conoscere e custodire gelosamente le tradizioni delle proprie origini. «Le memorie dei padri -afferma Aronica- rinvigoriscono le radici di un paese, consolidano il suo dialetto, elemento non di discriminazione, bensì di osmosi e mutuo arricchimento nel vissuto nazionale, e lo restituiscono meglio alla sua identità storica e sociale».

 

 
 
ERRATA CORRIGE

Pag. 14.  Alla didascalia della foto aggiungi:  – Da sin. Aronica Giuseppe Tito (in braccio il figlio Salvatore n.1929), Giovanni Burgio, X, Mario Parisi, Y emigrato in USA, Giuseppe Dainotto, Mommo Galatioto, Arcangelo Aronica sarto da Sommatino (CL) emigrato nel 1935 a Grenoble.

Pag. 14 - Burgisi e Artigiani a Ravanusa negli anni Trenta -


 

Didascalia Foto di pag. 19:    

- Emigrati ravanusani a Buffalo (N.Y) 1917 -

Da sin. 1^ fila: Santo Mattina, Giuseppe Cassaro, 2^ fila: Giovanni Aronica, Vito Seggio, 3^ fila: Giuseppe Brunetto, Gaspare Sardella, Giuseppe Giorlandino senior. I primi emigrati sognavano e speravano in America la ricchezza, appannaggio invero solo di pochi,  decantata dai famigliari in patria con la storica espressione “Gli Zii d’America” ritenuti “Paperoni”.

Pag. 19 - Emigrati ravanusani a Buffalo NY 1917


 

Pag. 238  Errata-Corrige della DIDASCALIA: Ravanusa - La Madonna della Giunta, in custodia della famiglia Luigi D’Antona di Via Quintino Sella, col festoso manto azzurro e adorna di fiori, dopo l’incontro nel pomeriggio di Pasqua con Gesù Risorto.